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Dal  MESSAGGIO  DEI  MONACI  CONTEMPLATIVI
al Sinodo dei Vescovi  (settembre 1967)
 

... Il contemplativo si ritira dal mondo per raccogliersi più intensamente presso la sorgente divina dalla quale traggono origine le forze che spingono il mondo in avanti e per comprendere in questa luce i disegni dell'uomo.  E' nel deserto, infatti, che l'ispirazione più elevata è spesso accolta dall'anima. E' là che Dio ha plasmato il suo popolo, è là che lo riconduce, dopo la colpa, "per sedurlo e parlare al suo cuore" (Os 2,16)...
Non è forse attraverso un'esperienza analoga che, ad ogni generazione, il popolo di Dio deve rinascere e rinnovarsi? Il contemplativo, che per vocazione si è ritirato in questo deserto spirituale, ha l'impressione di essersi stabilito alle sorgenti stesse della Chiesa: la sua esperienza... è l'esperienza tipica di ogni cristiano.
Il contemplativo cristiano ha coscienza di questo dato fondamentale, così ancorato nella tradizione mistica: il Dio che a noi si è rivelato nella Sua Parola, si è rivelato Lui stesso come "sconosciuto" in quanto inaccessibile in questa vita ai nostri concetti (Es 33,20); Egli supera infinitamente i nostri mezzi, poiché è al di là di ogni essere... Sebbene passi per sentieri deserti, con i quali la tentazione d'ateismo può avere qualche rassomiglianza, l'esperienza del contemplativo non è negativa: l'assenza del Dio trascendente è anche, paradossalmente, la sua presenza immanente... 
Il deserto mette a nudo il nostro cuore, ci toglie i nostri pretesti, i nostri alibi, le nostre imperfette immagini di Dio; ci riduce all'essenziale, ci inchioda alla nostra verità, senza possibilità di fuga. 
E' allora, nel cuore della nostra miseria, che si manifestano le meraviglie della misericordia di Dio; nel cuore della nostra pesantezza, si manifesta la grazia, la straordinaria forza di Dio, "che si dispiega se non nella debolezza" (2Cor 12,9). La nostra fede ha bisogno continuamente di essere purificata, liberata dalle immagini e dalle idee false che noi vi mescoliamo, ma la notte della fede sbocca nella certezza che non può mai venir meno, posta nei nostri cuori da quello stesso Dio che ci ha voluto mettere alla prova. 
La vita claustrale rende testimonianza in se stessa di questa vittoria...
La conoscenza mistica cristiana non è soltanto la conoscenza oscura del Dio invisibile; essa è, nell'incontro di un amore personale, un'esperienza di Dio che si è rivelato e ci ha salvati allo scopo di farci prendere parte al dialogo del Padre e del Figlio nello Spirito Santo. E' proprio, del resto, nella Trinità delle Persone che Dio ci appare più che mai come "assolutamente Altro" e, nello stesso tempo, come più vicino a noi di ogni altro essere...