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Dalle "Cronache" del nostro Monastero
Siamo
nel 1901 a Trévoux, antica capitale del Principato dei Dombes sulle rive
della Saône, una cittadina di 4.500 abitanti, rinomata per la sua tipografia
che dal 1701 pubblicò il GIORNALE DI TRÉVOUX
creato dai gesuiti per combattere la scuola filosofica e poi il DIZIONARIO
DI TRÉVOUX. Fu anche sede di un
Parlamento dal 1696 al 1771.
In maggio nel Carmelo si concludeva un Triduo in onore dei Beati
Dionisio della Natività e Redento della Croce, “l’ultima celebrazione
nella nostra cara cappella”, scrivono le monache.
Dal mese di gennaio alla Camera dei Deputati si discuteva un progetto
di legge sulle associazioni - o meglio, si faceva il processo agli Ordini
religiosi - già da tempo elaborato in segreto. Legge iniqua poi approvata dal
Senato il 2 luglio (periodo del Ministère Waldeck-Rousseau,
radical-socialista, in odio contro la Chiesa).
Continua la cronaca: “Abbiamo subito capito che il nostro Carmelo, la
cui posizione già da tempo era stata adocchiata dalla municipalità, si
trovava ad essere doppiamente minacciato.
Abbiamo pensato che per salvare la nostra vita religiosa dovevamo
lasciare la Francia.
Esiliate per non essere asservite al regime, abbiamo pensato a Roma,
centro della cristianità, sede del Vicario di Cristo.
Dopo un primo viaggio “esplorativo” del nostro Padre Cappellano, P.
Jean Cozon, che ebbe un’accoglienza benevola, la N. R. M. priora Maria Luisa
di Gesù presentò una supplica alla Congregazione dei Vescovi e Religiosi,
approvata dal Vescovo di Belley, Mons. Luçon, nostro superiore, e firmata da
tutte le sorelle.
I mesi passavano… giugno, luglio…
ci chiedevamo se saremmo state accolte a Roma. Ai primi di agosto ci
giungeva la voce che molte altre comunità
avevano espresso lo stesso desiderio e che ‘il momento non sembrava
opportuno per soddisfarlo’.
Fu allora che la R. M. Marie Berchmans (f.d.c.), con la sua abituale
compiacenza, fece chiedere al Card. Vannutelli se poteva riceverci a Frascati
di cui era Vescovo suburbicario. Poiché la risposta fu affermativa, il 26
agosto tre sorelle, Margherita di Gesù, Teresa di Gesù (ex-superiora
delle Petites Soeurs des Pauvres, che sapeva l’italiano) e Tersa Maria del
S. Cuore che aveva già viaggiato in Italia, partivano per preparare un
alloggio. Le aspettava alla stazione la R. M. Marie Berchmans che le accolse a
braccia aperte. Era mezzanotte.
Visitate le Basiliche, le condusse a Frascati dove affittarono l’unica casa
libera in attesa di meglio.
La corrispondenza abbastanza fitta con loro ci manteneva in contatto
portando a noi l’eco delle mille attenzioni prodigate dal Vescovo
suffragante Mons. Gracci, dal R. P. Grégoire, definitore francese
dell’Ordine, e dalle Religiose dell’Assunzione.
A Trévoux fummo circondate dall’affetto e dalla generosità di tanti
benefattori spirituali e temporali, parenti e amici che ci lasciarono piene di
riconoscenza
Il 4 settembre il nostro Vescovo Mons. Luçon ci diede la sua
ultima benedizione.
Il R. P. Elisée, il R. P. Jean Cozon, il R. P. Gay, il R. P.
Lavillardiére, il R. P. Marie Laurent, i Padri Descamps e Paranque vollero
anch’essi darci la testimonianza del loro affetto ripetendoci l’Ibant
gaudentes di tutti coloro che hanno sofferto per Cristo.
Il 12 settembre Madre
Maria di Gesù ci lasciava insieme a 5 consorelle per raggiungere il primo
gruppo a Frascati. Sarebbe troppo lungo ricordare in dettaglio tutti i gesti
d’amicizia e tanti doni ricevuti al momento della partenza a Lione. Bastano
alcuni nomi: la baronessa di St Trivier e suo figlio, la contessa de la Croix
Laval. Tutti i benefattori della prima ora erano ancora lì ad aiutarci. Il
nostro buon Dottore, S. Desports, il nostro notaio, S. Moncorgé. Vorremmo
scrivere in un libro d’oro i loro doni generosi. Il Cuore di Gesù
custodisce il segreto di questa incomparabile carità, da Lui stesso ispirata
perché a noi necessaria in quel tempo di prova.
Il 14 settembre abbiamo rinnovato i nostri voti in coro. Il
Padre Cappellano commentò la parola di S. Paolo ‘Quotidie morior’ e
aggiungeva: ‘Nostro Signore vuol vedere se veramente cercate Lui sopra ogni
cosa, Lui solo’, evocando poi l’obbedienza della S. Famiglia nella fuga in
Egitto.
Il 30 settembre
celebrò un’ultima volta l’Eucarestia nella nostra cappella, dove si erano
per così dire ammucchiati i doni di benefattori e parenti.
Ultima comunione… il tabernacolo rimane inabitato. Eravamo
profondamente commosse, più di quanto si possa esprimere, ma eravamo calme
come chi compie un dovere di stato.
‘L’ultima cena’ ci fu offerta da Mme Moucorgé. Poi recitammo
Compieta nella cella della nostra Madre Priora, quella stessa cella in cui la
sera del 24 aprile 1890 spirava la nostra carissima Madre Teresa di Gesù.
Un’ultima benedizione del nostro Cappellano e fondatore, l’Abbé Jean
Cozon, che ci aveva accolte 27 anni prima, e lasciammo il monastero.
L’indomani, 1°
ottobre, alle 8 del mattino si arrivava a Torino. Avendo perso la
coincidenza per Roma Mr. Richard che ci accompagnava, organizzò una
visita alla Cattedrale per venerare la S. Sindone e al grande complesso
fondato dal Santo Cottolengo.
Ci
mostrarono numerose reliquie delle Vergini Martiri dei primi secoli della
Chiesa e un reliquiario dove si conservano tre spine della Santa Corona.
Il
nostro amabile cicerone non si congedò senza averci rifornite di abbondanti
provviste, visibilmente ispirato da una grande fede e carità.
Il 2 ottobre, festa degli Angeli, arrivammo a Roma. Madre M.
Berchmans e la nostra sr. Emmanuel, venute da Frascati, ci aspettavano alla
stazione. I due gruppi che ci avevano precedute erano stati fraternamente
ricevuti dalle religiose francesi della Presentazione. Ci siamo fermate
all’ospizio di S. Marta, tenuto dalle Figlie della Carità di S. Vincent de
Paul, francesi, alle quali ci avevano calorosamente raccomandate le loro
sorelle di Clermont. Impossibile dire tutte le attenzioni che ci vennero
prodigate, soprattutto dalla loro superiora.
Ci trovavamo così, senza saperlo, in Vaticano, a due passi da S.
Pietro, dove restammo più di un mese potendo assistere ogni giorno alla Messa
in Basilica.
Il Signore ci riservava la grande consolazione - che non avremmo osato
sollecitare - di essere ricevute in udienza dal S. Padre. ‘Dite a quelle
sante figlie che le voglio vedere. Sì - aveva ripetuto Sua Santità - voglio
vedere le carmelitane di Trévoux poiché sono nella mia casa’.
L’udienza fu fissata per la domenica 6 ottobre, festa del S.
Rosario. Ci raggiunsero le sorelle di Frascati e ci trovammo tutte riunite
nella Sala Clementina con una cinquantina di persone. Ci fecero disporre in
ordine di religione, in prima fila dal lato destro della porta da cui sarebbe
entrato il S. Padre. Cominciava a regnare l’ordine più perfetto, quando il
Maestro di Camera di Sua Santità, Mons. Bisleti, attraversando le file delle
guardie svizzere, si avvicinò alla N. R. M. priora pregandola di seguirlo per
introdurla dal Papa.
Diamo qui la relazione testuale che la N. R. Madre ci fece dopo
l’udienza.
Eravamo nella Sala Clementina. Un Prelato, di cui ignoravo il nome,
chiese a sr. Teresa, superiora delle Figlie della Carità della Casa di S.
Marta in Vaticano, di indicargli la Priora del Carmelo. Ciò che la buona
sorella fece e capii immediatamente che avrei dovuto seguire
il Prelato. Dopo aver attraversato la prima anticamera, si chinò verso
di me e disse: ‘Il Santo Padre la chiama’. E camminava con un passo
rapidissimo per non fare aspettare il S. Padre, voltandosi di tanto in tanto
per vedere se riuscivo a stargli dietro. Ero emozionatissima. Mi sarei trovata
sola accanto al Papa. Mai un simile pensiero mi aveva sfiorato. Una fuga di
sale tra guardie e camerieri… pensavo che i più alti in dignità fossero
quelli più vicini agli appartamenti pontifici. Vedevo senza vedere, assorta
com’ero nei miei pensieri. Finalmente siamo arrivati alla soglia della sala
del trono. Il Prelato s’introduce, ma prima si rivolge ancora a me
chiedendo: ’Lei è la Madre priora del Carmelo di…?’. ‘Trévoux.
monsignore?’. Poi ritorna
invitandomi ad entrare. Il S. Padre era all’estremità di questa sala, che
è quadrata. In fondo si trovava una cattedra, sulla cattedra un trono sul
quale sedeva il S. Padre. Alla sua vista rimasi senza fiato come rapita, non
vedevo che lui e nessun particolare di questa sala che credo sia molto bella.
Mi inchinai profondamente, ma il Prelato mi fece alzare e il S. Padre
mi invitò ad avvicinarmi. A questo punto fui assolutamente sola con il
Vicario di Gesù Cristo. Prese le mie mani nelle sue e i suoi grandi occhi
vivi e penetranti si tuffavano nei miei.
‘Avete
lasciato la Francia?’.
‘Sì,
Santità’.
‘E
il vostro Vescovo che consiglio vi ha dato?’.
‘Ci
ha lasciate libere, Santità’, di scegliere fra una richiesta di
autorizzazione o l’esilio e noi abbiamo preferito l’esilio…’.
Il
S. Padre a questo momento ebbe un’espressione che non dimenticherò mai. I
suoi occhi si facevano ancora più penetranti e dicevano tante cose che mi
sembrava di capire. Sentivo che questa situazione così grave delle
Congregazioni lo toccava profondamente, che ne aveva il cuore sanguinante e
anche il mio soffriva rievocando tante cose. Il S. Padre riprese:
‘Siete
di Belley?’.
‘Sì,
Santità’ e aggiungevo alcuni particolari sulla situazione che si era creata
a Trévoux, sulle nostre difficoltà a Frascati, dicendo che non ci era
possibile rimanervi.
Allora
il S. Padre mi fece alcune domande sui nostri mezzi di sussistenza e venendo a
sapere che potevamo essere
autosufficienti, che le nostre famiglie avrebbero continuato ad aiutarci,
sprofondandosi nella poltrona e
guadandomi con aria soddisfatta, mi disse:
‘Oh!
allora anche noi vi aiuteremo’.
Rimasi
ancora qualche istante inginocchiata davanti al S. Padre, le mie mani nelle
sue, proseguendo sugli stessi argomenti. Ero molto felice. Alla fine,
guardando ancora più filialmente la sua celeste figura, il cuore colmo di
quanto stava accadendo, cominciai a sorridere dicendo: ‘Très
Saint Père!’ e baciai l’anello del Pescatore. In questa parola
‘Très Saint Père’ c’era
tutta la mia anima… Dopo di ché mi ritirai e ritrovai alla porta il Prelato
che mi aveva accompagnata.
Continua la cronista: Il tempo ci sembrava lungo durante questo
colloquio della N. R. M. priora con Sua Santità. Finalmente la porta si
spalancò. Le guardie svizzere e le guardie nobili presentarono le armi e
apparve il Vicario di Cristo raggiante di bontà. Seduto sulla portantina,
accompagnato da qualche Prelato, passò davanti a noi tutte, rivolgendo a
ciascuna parole rassicuranti ed incoraggianti, penetrandoci con il suo sguardo
di fiamma, accarezzandoci e benedicendoci.
Alla Madre Maria di Gesù, che la N. R. M. priora gli aveva segnalato e
che non riuscì a dire altro che: ‘Padre Santo! Il Cielo!’, rispose: ‘Sì,
andrà in Cielo e sarà felice perché ha sofferto quaggiù’. E passando tra
le nostre file continuò: ‘Vi benedico tutte, benedico le vostre famiglie
che vi hanno lasciato partire. Coraggio, coraggio, rivedrete la Francia’.
Avvicinandosi alla giovane Margherita Maria e avendo notato che non portava
l’abito: ‘Anche lei è delle carmelitane?’ ‘Sì. Padre Santo, sono
aspirante’. ‘E’ ben decisa?’. E ad una nuova risposta affermativa:
‘Coraggio, perseveri, sarà per lei pegno di una eternità beata’. E il
santo Vegliardo passava dolcemente come un’apparizione celeste, sempre
sorridente, sempre benedicente. Terminato il giro della Sala Clementina si alzò
sulla sua portantina e, con una voce forte e sonora, con un gesto solenne
benedisse un’ultima volta i suoi figli e rientrò nei suoi appartamenti,
lasciando i nostri cuori pieni di consolazione.
Era facile presentire il pensiero del Papa, che ci avrebbe autorizzate
a rimanere a Roma. Infatti fu molto chiaro quando Mons. Angeli, segretario di
Sua Santità, suggerì alla N. R. M. priora di parlare in questo senso a Mons.
Respighi, Card. Vicario e a S. Em. Card. Gotti, Prefetto della Congregazione
dei Vescovi e Religiosi.
Il nostro Padre Cappellano ci aveva raggiunte dal 10 ottobre. Non aveva
voluto abbandonarci proprio come una madre che non vuole abbandonare i suoi
figli. Più che mai desiderava sostenere le nostre anime, fortificarle e
condividere con noi ciò che poteva riservarci l’incognita dell’esilio.
Chi scrive queste righe conosce la sua dedizione incomparabile fin
dall’inizio della nostra fondazione di Trévoux, è stato la nostra
provvidenza visibile… Piaccia al Divino Maestro conservarcelo ancora a lungo
e ricompensarlo come Lui solo sa fare!
Mons. Pifferi, confessore di Sua Santità, veniva spesso a visitarci a
S. Marta e prima di lasciarci ripeteva invariabilmente: ‘Il Santo Padre è
molto contento che siate a Roma’. Tuttavia nessuna parola del tutto
affermativa era stata pronunciata.
Fu a Mons. Angeli, segretario di Sua Santità, che il nostro venerato
Padre si rivolse per ottenere una autorizzazione esplicita del Santo Padre.
Il 15 ottobre,
festa della N. S. Madre Teresa, il giardiniere del Papa portava un bel mazzo
di fiori per le carmelitane.
Quello stesso giorno, Mons. Angeli comunicava alla N. R. Madre la
parola definitiva del Santo Padre e ne dava notizia a S. Em. il Card. Vicario
e al N. R. Padre Generale.
Tralasciamo di raccontare qui tutte le difficoltà per trovare un
locale adatto.
Dai
nostri registri di conti si potrà conoscere quale somma abbiamo dovuto
versare alla dogana che rifiutava di rilasciarci i nostri bagagli.
Quando la N. S. Madre Teresa incontrava difficoltà nell’entrare in
una casa, soleva dire: ‘E’ una prova che nostro Signore vuole essere ben
servito qui’. Possa essere veramente così anche per il nostro Carmelo
durante tutto il tempo che dovrà passare nella ‘Villa Maria’. Così si
chiama il grande Monastero nel quale le religiose Orsoline, canonicamente
unite, ci hanno ceduto in affitto una parte di un piano, un terrazzino e un
piccolo giardino, un complesso indipendente dai locali che loro occupavano.
Il 15 novembre, festa di tutti i Santi del N. Ordine, la comunità
si era ricostituita.
Il Card. Richard, Arcivescovo di Parigi, che ci aveva chiamate a Trévoux
quando era Vescovo di Belley, trovandosi quel giorno a Roma venne a darci la
sua benedizione.
Il 16 novembre, il N. R. P. Generale ci fece portare un altare.
Nelle nostre tribolazioni per trovare alloggio o ricuperare i nostri bagagli
gli piaceva ricordare ‘i travagli della N. S. Madre’. Se la S. Madre si fosse trovata davanti al Generale del suo Ordine
così ben accolta come lo siamo state noi, certamente i suoi dolori sarebbero
stati leniti di molto.
Appena arrivate alla Villa Maria il nostro venerato Padre ebbe il
permesso di celebrare la Messa in una sala adibita a cappella provvisoria. Un
modesto tabernacolo fu posto sull’altare. Gesù Eucarestia rimaneva con noi
giorno e notte e si poterono riprendere tutti gli atti liturgici.
La data delle nostre elezioni comunitarie cadeva il 31 maggio del 1902
e poiché era piaciuto al Signore di condurci a Roma desideravamo molto che
fossero presiedute dal N. R. Generale.
S. Em. il Card. Vicario ha accolto il nostro desiderio e con una
lettera datata 23 maggio, firmata dal suo segretario, Mons. Checchi, S.
Eminenza ci avvertiva che incaricava il R. P. Rinaldo di S. Giusto, Generale
del N. Ordine, di ascoltare le sorelle capitolari prima di passare ai voti per
i nuovi incarichi e di presiedere personalmente alle nostre elezioni.
Sabato 24 maggio P. N. Generale iniziava alle 4 del pomeriggio
‘l’ascolto’ dando largamente il suo tempo e interessandosi a noi come un
vero padre.
Più volte, con l’indulgenza che gli è propria. il Padre ebbe la bontà di
dirci che era contento della comunità, della carità, dell’unione che vi
regnavano.
Il 31 maggio, la
mattina, il N. R. P. Generale veniva a celebrare la Messa nella nostra umile
cappella provvisoria e a tutte distribuì la Comunione con grande gioia.
Verso le 9 ci riunivamo per le elezioni nella nuova cappella fino a quel
momento inabitata. Così voleva il Padre Generale per maggiore regolarità (lì
c’era la grata).
Dopo il canto del Veni Creator, P. N. Generale, assistito dal R. P. Gregorio
di S. Giuseppe, definitore generale, e dal nostro Padre Cappellano, ci rivolse
le parole più delicate e ci furono particolarmente consolanti queste: ‘Se,
durante la tempesta che si scatena in Francia contro la vita religiosa, è
piaciuto a nostro Signore prepararvi un asilo nella città di Roma, è perché
vuole ricompensare il vostro amore alla Chiesa, alle vostre osservanze
religiose e al nostro santo Ordine’.
Seguì immediatamente la votazione in cui risultò eletta priora la R.
M. Maria di Gesù. La R. M. Maria Luisa di Gesù fu eletta sottopriora e 1a
consigliera. Sr. Maria Luisa di S. Carlo 2a consigliera e sr. M. Joseph di S.
Agostino 3a consigliera.
Per la R. M. Maria Luisa il P. N. Generale chiese a S. Em. il Card.
Respighi di concedere la dispensa perché potesse essere eletta sottopriora.
Fu ottenuta il 16 giugno 1902, firmata da S. Em. Card. Gotti, prefetto della
Congregazione dei Vescovi e Religiosi.
L’elezione di Madre Maria Luisa a sottopriora fu una delicatezza
della comunità verso la Madre Maria di Gesù, la cui salute era già da molto
tempo cagionevole e che senza l’aiuto di quel buon cireneo avrebbe avuto
maggior difficoltà a portare il peso di quell’ufficio.
Ci sono dei segreti che solo Dio conosce, delle immolazioni speciali
alle quali riserva ricompense speciali, note a Lui solo. Gliele chiederemo per
la nostra cara Madre Maria Luisa di Gesù. Ci basti ricordare che fu durante
il suo priorato che abbiamo dovuto lasciare il nostro caro Carmelo di Trévoux”.
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